|

N° 040 - Anno 2009 - Mese di Luglio - CicliDedonato Roadrunners©2007 Copyright - Torino
Data: 5 Luglio 2009
|
MARATONA DLES DOLOMITES |
Autore: Stefania Albanese
|
| |
L’Energia di un Sogno
|
|
|
Maratona delle Dolomiti 2009
L’Energia di un Sogno
Prologo
La XXIII edizione della Maratona delle Dolomiti si è conclusa, è finita, è archiviata, è un pezzettino di storia della Cicli DeDonato Road Runners, è un fantastico ricordo che sempre rimarrà in ognuno di noi che abbiamo avuto l’onore, la fortuna, la passione, la determinazione di prendervi parte.
L’ultima mia partecipazione a questo fantastico evento risaliva a 3 anni fa; purtroppo non avevo più avuto occasione di parteciparvi e quest’anno il sogno si è avverato per la terza volta. A ottobre 2008 è iniziata l’avventura, effettuando la pre-iscrizione di squadra per poter partecipare al sorteggio di novembre….e la CD Road Runners è stata estratta!!!
Una volta avuta la conferma della nostra partecipazione, per me la Maratona delle Dolomiti è diventato l’obiettivo ciclistico del 2009: mi frullava per la testa la pazza idea di pedalare il percorso lungo. Ero curiosa di scalare il Giau, di vedere con i miei occhi e sentire con il mio cuore ciò che altri compagni di squadra nel 2005 e 2006 avevano ammirato e provato arrivando fin lassù. Per me il Giau è diventato la sfida dell’anno. E quindi, penserete, sotto con gli allenamenti, indoor e outdoor, da febbraio a luglio……e invece purtroppo no! Quest’anno più che mai, per motivi vari di carattere personale, non ho potuto prepararmi a dovere e probabilmente lo sapete già se avete letto i resoconti delle gare cui ho preso parte quest’anno: ho esordito con il Trofeo Pegaso l’8 marzo, senza aver toccato la bici da ottobre dello scorso anno; la Coppa Piemonte l’ho iniziata tardi, perdendomi le prime 2 gare; e nel mezzo solo due uscite di allenamento in solitaria; gli ultimi km li ho percorsi alla Kappa Marathon, il 21 giugno. In palestra non ho mai mollato lo spinning, certo aiuta, ma la strada è insostituibile. Quindi come poteva anche solo continuare a sfiorarmi l’idea di fare il percorso lungo? 138 km, 8 passi dolomitici…..pochissimi km nelle gambe…ci avrei messo un’eternità, sempre che fossi riuscita ad arrivarci, al traguardo. Ma il Giau…… me ne hanno parlato talmente tanto…. bello e impossibile….o comunque possibile con tanto tanto tanto sudore. Comunque avevo tempo per decidere, almeno fino a quando mi sarei trovata di fronte al fatidico bivio tra medio e lungo: solo lì, una volta scelto il percorso, non avrei più potuto tornare indietro!
1° giorno venerdì 3 luglio 2009
 Sono passati i mesi, le settimane, i giorni e poi le ore, i minuti, i secondi e….alle 12.45 di venerdì’ 3 luglio io e il Web impostavamo sul Tom Tom la nostra destinazione: San Cassiano, Corvara, Sud Tirolo, Alta Badia, Dolomiti, Patrimonio naturale Unesco dell’umanità.
Qualche compagno di squadra era partito già il giorno prima, qualcuno solo qualche ora prima, qualcun altro si sarebbe messo in viaggio qualche ora dopo, altri ancora il giorno successivo, tutti però emozionati e in trepida attesa di poter partecipare a questo evento ciclistico di portata internazionale. Eh sì, perché alla Maratona delle Dolomiti partecipano tantissimi ciclisti stranieri, europei ed extra europei; partecipano anche personaggi famosi dello sport e dello spettacolo.
E’ una manifestazione sportiva agonistica, ma anche cicloturistica; è competizione, ma anche divertimento; è la possibilità di sentirsi parte di una natura meravigliosamente imponente, affascinante, da rimaner senza fiato nel contemplarla, da sentire il cuore accelerare i battiti…tu-tum….tu-tum…..tum-tum-tum-tum….
Venerdì sera eravamo a cena in un delizioso ristorante a San Cassiano, in compagnia del Grillo e della Grilla, di Beppe e Benedetta, di Roberto e Cira e l’argomento clou non poteva che essere la meraviglia delle Dolomiti e la gara di Domenica. Per loro era la prima volta, io mi sentivo quasi una veterana, avendo partecipato già a due edizioni; non avendo assolutamente dimenticato le emozioni provate nel 2005 e nel 2006, mi sono permessa di raccontarle ai miei compagni, cercando anche di convincere Luca di pedalare il percorso medio. Il Grillo, infatti, aveva intenzione di dare il meglio di sé sul corto; sicuramente avrebbe raggiunto tale obiettivo, ma come venire sulle Dolomiti e non gustarsi anche lo splendido paesaggio di 7 passi Dolomitici? Per carità, il percorso corto, di 55 km e comprendente 4 passi (Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena) è di tutto rispetto, ma Luca se lo sarebbe divorato…..non avrebbe avuto soddisfazione Il medio era sicuramente alla sua portata. Ma quando si sarebbe trovato sulla strada, le Dolomiti avrebbero parlato al suo cuore e gli avrebbero sussurrato “Medio…Medio…”, ne ero sicura.
Nel frattempo erano arrivati a San Cassiano anche Cecco, Maria Grazia e il Palumbo, che abbiamo raggiungo al bar “da Franz” per una birrozza in compagnia, generosamente offerta da Cecco che festeggiava il suo compleanno (sono stata buona, non ho rivelato l’età!!!). E di nuovo a raccontare aneddoti sulla Maratona, a ricordare le esperienze passate (anche Cecco e MG avevano già partecipato), a lambiccarsi tra corto, medio, lungo.
Infine ci siamo augurati la buona notte, ritirandoci nei rispettivi alberghi e dandoci appuntamento alle 10.00 del giorno dopo per la breve sgambatina di rito fino al Campolongo.
2° giorno: sabato 4 luglio (IL GIORNO PRIMA)
E’ impagabile vedere la moltitudine di caschetti e maglie colorate che circolano per le strade di Corvara e dintorni il giorno prima dell’evento, in totale tranquillità, allegria e spensieratezza; la strada diventa proprio dei ciclisti e gli automobilisti se ne rendono conto (o sono rassegnati??!!) e non accennano minimamente a suonare il clacson con impazienza quando si trovano incolonnati dietro intere squadre in bici; d’altra parte anche i ciclisti si comportano più responsabilmente, evitando di schierarsi prepotentemente in mezzo alla strada, e cedendo il passo a macchine e pedoni.
E anche quest’anno, come 3 anni fa, il Web si è immolato, inforcando il suo cancello di mountain bike (30 euro al Pam!!!) e pedalando con i CD Road Runners per conquistare in Campolongo. Però quest’anno Silvio era meno allenato, non avendo più messo piede in palestra per lo meno per pedalare indoor e avendo ripreso un minimo di attività sportiva solo un mese fa con il tennis. Ahi ahi Web, così non va…..Alle 10.00 puntuali eravamo tutti in centro a San Cassiano e abbiamo iniziato la discesa verso La Villa, la stessa discesa che il giorno dopo avremmo affrontato alle 5.00 di mattina o giù di lì per dirigerci verso le griglie…quanto freddo avrebbe fatto!! Invece sabato la temperatura era veramente gradevole, il sole occhieggiava dalle candide nuvole e una leggera brezza ci accarezzava asciugando le goccioline di sudore. Arrivati a Corvara, alla base del Campolongo è iniziato il calvario del Web: primo tornante, secondo tornante, la bici era sempre più pesante….”Cerca di prendere un ritmo regolare, respira….spingi, tira….” Cercavo di incitare il “pooooooovero Silvio!”, ma lo vedevo arrancare sempre più affaticato. A quel punto mi sono offerta di far cambio con la bici: certo, per lui sarebbe stata un pochino piccola, ma sicuramente più leggera. Ed infatti dall’annaspare per la fatica, il Web è passato ad un fiatone più controllato. Ovviamente nel frattempo gli altri compagni di squadra erano andati avanti, tutti tranne Roberto e Beppe, che ci facevano compagnia. Curva dopo curva il Web si stava conquistando il passo Campolongo per la seconda volta (la prima era stata nel 2006) con fatica e con sudore….e con la spinta di Cecco!!! Infatti abbiamo incrociato Cecco con Michele e il Palumbo mentre stavano tornando indietro: mossi a pietà hanno deciso, di rifarsi con noi un tratto di salita e Cecco, appunto, ha posato delicatamente una mano sulla schiena del Web e l’ha portato su fino al mitico cartello “Passo Campolongo, m.s.l.m. 1875”, dove era d’obbligo scattare una foto a testimonianza dell’impresa. Ancora una volta, bravo Silvio che non hai mollato; e grazie ai compagni di squadra per il sostegno morale e soprattutto fisico!!
Prima di iniziare la discesa verso Corvara e rientrare a San Cassiano abbiamo sentito il Presidente, che era arrivato nottetempo, per accordarci su dove e quando trovarci per andare assieme al villaggio della Maratona delle Dolomiti per il ritiro dei pettorali e dei pacchi gara. Stabilito di incontrarci a San Cassiano, ci siamo incamminati lungo il tornati del Campolongo, decisamente più facili da percorrere in discesa, vero Web? E proprio a San Cassiano abbiamo incrociato l’ammiraglia dei CD Road Runners, con a bordo Tony, Manu, Ivo, Ivana e la piccola Irene: si stavano dirigendo al villaggio. “Ci docciamo velocemente e vi raggiungiamo”, è stato l’accordo; ed infatti meno di mezz’ora dopo Cecco e MG hanno raccattato me, il Web, Michele, e il Palombo sulla Multipla e ci siamo diretti al villaggio, dove era tutto un pullulare di ciclisti, familiari e organizzatori. Breve incrocio con il Presidente, che aveva già ritirato pettorali e pacchi, e si stava dirigendo verso gli stand degli sponsor “Acquistiamo i pantalonicini e vi raggiungiamo….”; eh sì, perché nel pacco gara era compresa le maglia della Maratona, mentre i pantaloncini erano in vendita, insieme ad altri capi di abbigliamento ciclistico coordinati. Dopo lo shopping, ci siamo diretti anche noi verso gli stand, dove effettivamente abbiamo incontrato Tony e Manu, che però stavano raggiungendo il Grillo, la Grilla, Beppe, Benedetta, Ivo, Ivana e Irene che erano seduti in un ristorante li vicino “Facciamo un giretto veloce per gli stand e vi raggiungiamo……” Ma cos’era, un gioco? “Acchiappa il Presidente”? Finalmente abbiamo raggiunto Tony e gli altri al ristorante, ma non c’era posto per noi; il gioco era finito: abbiamo infatti deciso di rientrare verso San Cassiano per consumare un pasto veloce al solit bar “da Franz”. Alle 15.00 finalmente eravamo seduti, accaldati, assetati e affamati, davanti a una frizzante Coca cola e a una golosa pizza. Una volta sedati i famelici istinti, breve passeggiatina tra le bancarelle allestite nel centro di San Cassiano, che invitavano a degustare i tipici prodotti eno-gastronomici del Sud Tirolo, per poi separarci e avviarci ciascuno al proprio Hotel per un po’ di meritato relax.
Con tutta la squadra ci eravamo dati appuntamento per cenare tutti assieme, sempre “da Franz”.
Alle 19.30 eravamo tutti davanti al locale, per consumare una cena tutto sommato contenuta e principalmente a base di carboidrati, per fare il pieno di energia per il giorno dopo. E tra di noi c’era anche Peppe, il nostro ex-Vice emigrato in Portogallo, con la dolce Emilie; che bello rivedersi dopo tanto tempo e nella splendida cornice delle Dolomiti! Bentornati in Italia, anche se solo per un breve periodo di vacanza. Indovinate il principale argomento di conversazione di tutta la cena (a parte assillare Peppe ed Emilie con domande sulla vita in Portogallo!)? “Medio,lungo o corto?”, “Ma le salite sono veramente così dure?”, “L’organizzazione e l’animazione sono fantastiche, vedrete!”, “I paesaggi sono indescrivibilmente belli, mozzafiato!”, “A che ora si mette la sveglia?”, “In albergo cucinano la pasta alle 4.00 di mattina?”, “Speriamo che il tempo sia bello….”, “A che ora si parte per andare in griglia?”……
Alle 23.00, dopo esserci concessi anche una golosa sosta alla gelateria adiacente a “Franz” e dopo esserci augurati la buona notte, ci siamo separati. Alle 23.30 ero in branda e facevo mente locale sui preparativi e fantasticavo sull’imminente avventura: “Sveglia impostata, pettorale appuntato sulla maglia, numero attaccato alla bici, barrette preparate, borraccia da riempire domattina, speriamo che il tempo sia bello e che non faccia troppo freddo, medio o lungo…….zzzzzzzzzzz………”
3° giorno: domenica 5 luglio 2009 (IL GIORNO)
3.44.50, 3.44.51……..3.44.55, 3.44.56……3.44.58, 3.44.59…..4.45.00 BI-BIP, …snooze, silenzio……”Dove sono, che ora è, che succede….E’ IL GIORNO!”.
Uno stranissimo risveglio, il mio: non ho sussultato al trillo della sveglia: nel momento in cui ha iniziato a suonare l’ho subito zittita; sono passata in pochi secondi dal sonno profondo alla veglia……o stavo ancora sognando? Tutto era così silenzioso, fuori era tutto buio, il cielo era ancora punteggiato di stelle, le sagome delle montagne scure si stagliavano nel blu scuro, ombre imponenti…….non stava piovendo…. e quello era già un ottimo inizio. Immersa nel silenzio (Silvio aveva continuato a dormire imperturbabilmente) ho iniziato i preparativi. Nonostante la lunga abluzione del viso, non riuscivo ancora a distinguere il sogno dalla realtà; il tempo trascorso da quando ricordavo di essermi addormentata al risveglio mi era sembrato infinitesimale, per cui forse stavo sognando di prepararmi. Per non sbagliare, meglio continuare con i preparativi. Alle 4.30 ero già in sala colazione e mi sono scofanata ben 2 panini con nutella, biscotti, frutta secca, yogurt, biscotti, frutta secca…..Le 4.45: era ora di risalire in camera per gli ultimi preparativi. Nel frattempo erano scesi anche Manu e Tony, mi sembravano reali, non figure oniriche, anche se insonnoliti più che mai. Ci siamo salutati, dandoci appuntamento a poco più tardi e sono corsa in camera: Lavarsi i denti, cospargere gambe e braccia di crema solare protezione 30, indossare il giubbino antivento, la bandana e i manicotti, posizionare le barrette nella tasche posteriori, il cellulare, il cerottino per il naso, ….”li metto i gambali?” Avevo aperto leggermente la finestra per tastare la temperatura e non mi sembrava ci fosse così freddo. Deciso: niente gambali, al loro posto mi sono spalmata l’olio riscaldante al limone. Riempire la borraccia, prendere gli occhiali, indossare il casco, ma …. “lo metto il maglione?”. Memore dell’esperienza degli anni passati, sapevo che la mattina presto avrebbe fatto freddo, per cui mi ero portata un pullover vecchio (di Silvio) da indossare durante la discesa a La Villa e nell’attesa in griglia, per poi gettarlo via al momento della partenza; ma la temperatura non sembrava così bassa……o stavo sempre sognando? Deciso: niente maglione. Speravo di aver preso le decisioni giuste, ma ormai ero già scesa in garage per prendere la bici, non senza aver salutato un Web ancora adagiato tra le braccia di Morfeo. Ho atteso qualche minuto per aspettare Tony e Manu, ma ero leggermente in ritardo sulla tabella di marcia, per cui ho pensato si fossero già recati all’appuntamento con la squadra, fissato per le 5.15 nel centro di San Cassiano.
No, non faceva tanto freddo, per fortuna; nel 2005 e nel 2006 a quell’ora c’erano massimo 3-4 gradi sopra lo zero; dei ragazzi che si stavano dirigendo anche loro alle griglie mi avevano informata che c’erano 11°. Che pacchia! Il cielo si stava rischiarando, rivelandosi di un azzurro intenso, fausto presagio di una splendida giornata. Ore 5.18, centro di San Cassiano, nessun CD-Road-Runniano in vista…”Cavoli, non avevano atteso un minuto!”; mi stavo preparando alla discesa, quando ho incontrato Michele: nemmeno lui aveva visto nessuno degli altri.
Pensando di essere in ritardo rispetto al gruppo, abbiamo deciso di incamminarci insieme e con calma (per non prendere troppo freddo) verso La Villa. Michy era teso, emozionato, alla sua prima esperienza con la Maratona delle Dolomiti, anche per lui tappa importantissima della stagione ciclistica 2009; lui sì che si era preparato meticolosamente, allenandosi sia in palestra che su strada, dando il meglio in Coppa Piemonte, partecipando agli allenamenti di squadra; aveva ben chiaro di fare il percorso lungo e voleva anche ottenere un buon risultato. “In bocca al lupo”, ci siamo augurati reciprocamente quando, al bivio “La Villa-Brunico” abbiamo dovuto separarci: lui era nella griglia gialla (abbastanza indietro), io in quella verde, decisamente più avanti.
Si, l’aria era freschina, ma niente in confronto all’edizione del 2006 e del 2005; allora avevo patito veramente il freddo, tanto da arrivare in griglia congelata e tremante; addirittura nel 2005 c’erano ancora tracce di neve sui prati. Piano piano i ciclisti si stavano posizionando nelle griglie assegnate, il tutto in modo molto composto, silenziosamente…..tutti ancora insonnoliti immagino. In breve tempo sono stata circondata da ragazze e ragazzi, uomini e donne, trentini, veneti, toscani, romani, tedeschi, inglesi, spagnoli, americani……..Che sensazione…….esaltante. Esser lì, in uno dei posti più belli del mondo, tanto da essere riconosciuto come Patrimonio naturale dell’Unesco, tra migliaia di persone di diverse regioni italiane e nazioni estere, ognuno di lingue, culture, religioni diverse, tutti accomunati dalla passione per la bicicletta e per la natura e con un unico obiettivo collettivo: scalare le mitiche vette dolomitiche! Che lo si facesse per agonismo, per ciclo-turismo, per trascorrere una giornata in compagnia di amici, per migliorare le proprie prestazioni, per gustare ai ristori le leccornie autoctone, per coronare un sogno, per raggiungere l’obiettivo di una stagione ciclistica…insomma ognuno di noi aveva una o più ottime ragioni per essere in griglia a La Villa alle 6.00 di domenica mattina 5 luglio 2009, ma tutti, proprio tutti noi, 9.000 e più partecipanti, sognavamo di portare a termine uno dei tre percorsi dando il meglio di sé.
Più il tempo avanzava, più le griglie si riempivano, il mormorio aumentava, commenti, risate, battute, auguri, gesti scaramantici; alle 6.00 l’altoparlante ha preso vita, con una voce che ci dava il benvenuto in Alta Badia, riassumeva i diversi percorsi, presentava personaggi famosi che avrebbero corso con noi, comuni mortali; ecco, anche loro avrebbero sudato esattamente come me per conquistarsi le vette; la fatica e la gioia di poter partecipare ci avrebbe veramente accomunati e uniti tutti quanti. Ad esempio era previsto ci fossero il DJ Linus, Yury Chechi, Margherita Grambassi, Stefano Baldini, Alessandra Sensini, Christian Zorzi e tanti altri. Chissà se avrei avuto la fortuna di incontrare qualcuno di loro? Pedalare a fianco di campioni olimpici, oppure di personaggi dello spettacolo…la fantasia stava galoppando….Purtroppo vicino a me non c’era nessuno della mia squadra: Manu, che avrebbe dovuto essere nelle mia stessa griglia, non si vedeva. Evidentemente non ero io in ritardo all’appuntamento delle 5.15. a San Cassiano. Mi è spiaciuto un pochino non poter cianciare con lei, visto che era la sua prima volta sulle Dolomiti; ma pazienza, sono abituata a starmene da sola in griglia e forse in un’occasione come quella ero persin contenta di potermi gustare ogni momento, di poter guardare e sentire cosa stava succedendo intorno a me, di ammirare l’alba delle Dolomiti semplicemente contemplandola, senza commentare, sentendomi parte di un enorme tutto, spettatrice-protagonista del mio sogno. I minuti avanzavano veloci, la musica dapprima mistica e soffusa, poi sempre più pulsante ed energica, fuoriusciva dagli altoparlanti, la voce dello speaker narrava di paesaggi meravigliosi, di fatica e sudore, di energia profusa dalla natura circostante, che ci avrebbe aiutato nei momenti più difficili.
6.29.50-6.29.51…. ”It’ s the final countdown….na-ra-na-naaaaaa, na-ra-nan-nan-naaaaa,na-ra-na-naaaaa, na-ra-nan-na-nan-nan-naaaaa…..” 6.29.58, 6.29.59, 6.30.00: VIA, GO, ALLEZ, GEHEN Sie, VAYA!!!
Eravamo partiti: la XXIII edizione della Maratona delle Dolomiti aveva era ufficialmente iniziata.
Mi aspettavo la solita carica della partenza, sorpassi a destra e sinistra, scatti felini per conquistare qualche posizione in avanti, insomma il solito tran-tran al via di ogni gran-fondo..invece….silenzio…..solo il fruscio dei pedali, qualche “clack” di innesto dei rapporti….l’aria fresca del mattino che sfiorava il viso, i respiri che cominciavano ad accorciarsi….il silenzio delle montagne all’alba…….ma stavo ancora sognando? Nessuno parlava, persino il pubblico (a quell’ora non ancora tanto folto) non osava urlare e battere le mani per incoraggiarci, qualche timido “bravi”, “forza” appena sussurrato, sguardi di incoraggiamento….silenzio…..si pedala…..parlano le montagne……
Primo Passo: Campolongo
In questa atmosfera surreale, ovattata, quasi lunare, mi sono trovata a percorrere i primi tornanti del Campolongo. Piano, senza fretta, con calma; la pendenza non era eccessiva, ma le gambe erano ancora fredde. Inutile partire a mille, quando avevo davanti ancora 130 km se avessi optato per il lungo. Meglio riscaldarsi a dovere e riprendere il controllo del respiro e del battito, che erano troppo elevati, sia per lo sforzo, ma anche per l’emozione di poter pedalare per la terza volta la Maratona. Tornante dopo tornate il Campolongo sfilava sotto le mie ruote; un rapido sguardo in basso, ed ecco il serpentone di ciclisti che si snodava silenzioso, ordinato, colorato. E come colonna sonora il tantra mantrico “ohhhhmmmm”, “ohhhhhmmmmm”….per favorire la ricerca della concentrazione, dell’energia, della volontà di arrivare fino in fondo del corto o del lungo o del medio.
Arrivata al famigerato cartello del Passo Campolongo non ho potuto trattenere un sorriso, ripensando al giorno prima, al mio maritozzo, alla foto di rito..chissà se nel frattempo Silvio si era alzato…naaaa, era ancora troppo presto! Ho cominciato ad allungare i rapporti, la strada stava spianando e si stava trasformando dolcemente in discesa; forse avrei avuto un po’ freschino. I tornanti si susseguivano morbidamente; i ciclisti che mi superavano, educatamente mi avvertivano del loro passaggio. Giù, curva dopo curva, liberare i freni, poi leggermente tornare a premerli, e ancora giù……..
Secondo Passo: Pordoi
Arrivati ad Arabba, alla base del leggendario Passo Pordoi, sono stata abbacinata dal sole che inondava gli infiniti tornanti che si arrampicavano sulla montagna, tornanti che erano già punteggiati di caschi, maglie, ruote. 9 km, 33 tornanti (non li ho contati, sono numerati,ndr), comunque pedalabile.
Le gambe stavano cominciando a rispondere bene, fiato e cuore si erano stabilizzati, andavo su agile, godendomi appieno il tepore del sole, ascoltando i commenti dei compagni di strada, sorridendo a chi mi salutava chiamandomi per nome (era stampato sul pettorale), emozionandomi esattamente come 3 anni fa quando, giunta più o meno a metà, ho rivolto lo sguardo prima in basso e poi sopra di me…..tuffo al cuore, momento di apnea…….come si può descrivere quello che ho visto e provato? Bici al mio fianco, bici lungo i tornanti che si snodavano in basso, bici sui tornanti che si arrampicavano verso il cielo; ognuno con il proprio passo, il proprio respiro, il proprio battito, riuniti in un unico, enorme, lunghissimo, sbuffante, colorato, gioioso treno umano.
2 km dalla vetta… di già? E non ero stata ancora raggiunta da nessuno dei miei compagni di squadra, tutti partiti dalla griglia gialla e qualcuno dalla blu….dovevano essere ben indietro; almeno il Grillo e Cecco ero convinta di vedermeli spuntare da un momento all’altro. Visto che la pendenza si addolciva, ho allungato i rapporti, mi sono sollevata dalla sella e ho percorso con passo molto più allegro gli ultimi 2000 metri che mi separavano dalla sommità. Ero convinta di trovare ristoro ed animazione sul Pordoi, come era avvenuto sia nel 2005 che nel 2006 ed invece…piccola delusione, ma proprio piccola….Si perché comunque c’era il pubblico, che si era fatto più numeroso e più energico, c’era la soddisfazione di aver scalato anche il secondo passo, l’orgoglio di trovarsi a pochi metri del monumento dedicato al campione Fausto Coppi. Qualche secondo per godersi lo spettacolo naturale e umano e poi, su i manicotti, giù per la discesa che portava al Sella. Proprio come la ricordavo, la discesa era totalmente immersa nell’ombra, buia, fredda, umida, lunga….dovevo assolutamente continuare a muovere le gambe, altrimenti quando avrei attaccato il Sella avrei avuto le gambe di legno e mi sarei piantata. Di nuovo pensavo di essere sorpassata a gran velocità da qualche compagno di squadra, che magari sfrecciando avrebbe urlato il mio nome, invece ancora niente….Giù, giù, giù, sempre più giù, le gambe che mulinavano aria, mani e piedi che iniziavano a intorpidirsi, ancora un’altra curva, ancora giù …….. brrrrrrrr………attenzione…….cambio!!
|
Terzo Passo: Sella
Proprio come rammentavo, il passaggio dalla discesa del Pordoi alla salita del Sella è veramente brusco perché, a causa dell’improvvisa inversione di pendenza, le gambe intorpidite per il freddo passano dal macinare aria a premere con forza sui pedali. Ma conoscendo la difficoltà, non appena ho scorto l’inizio della salita, ho scalato prontamente i rapporti, innestando il più agile, mi sono sollevata sui pedali e in questo modo ho attutito un pochino “l’atterraggio” sui tornanti del Sella. E forse proprio in questo punto mi sono finalmente resa conto che non stavo vivendo un sogno, ma una fantastica realtà: il freddo della discesa, l’impatto improvviso con la terza salita mi hanno strappato da quell’atmosfera surreale e onirica in cui mi trovavo sin dal mattino; finalmente si sono risvegliati tutti i sensi, mi sono sentita catapultare nella vivida natura delle Dolomiti, piena di energia, con una voglia matta di pedalare al meglio e di cogliere ogni odore, suono e sapore proveniente dalla roccia, dagli alberi, dall’erba, dall’aria frizzante, di riempirmi gli occhi e il cuore di tanta bellezza, insomma di vivere in pieno questa fantastica avventura. E direi che ci ha pensato il Sella a darmi il definitivo buongiorno: qui le pendenze si sono sicuramente inasprite, soprattutto in alcuni punti sono stata costretta a sollevarmi sui pedali per non perdere il grip. Quando finalmente il sole ha rischiarato i tornanti della montagna, ero ormai in prossimità della cima. E ancora nessuno dei miei compagni……speravo non fosse successo nulla di grave, che semplicemente fossero partiti talmente indietro che ancora non erano riusciti a riprendermi. Ero già sul terzo passo, sempre in compagnia di tantissimi ciclisti: alla Maratona delle Dolomiti è pressoché impossibile pedalare da soli. Si è sempre in compagnia e se ne sentono e se ne vedono veramente tante: coloriti commenti sulle salite, esaltazioni del paesaggio naturale, ciclisti che pedalano con le braccia, alcuni valorosi senza una gamba (e vanno forte!), chi con bici attrezzate stile “Graziella” con cestino della merenda, ciclisti fermi in contemplazione del panorama, videocamere piazzate sui caschi o sui manubri, cellulari usati come macchine fotografiche per immortalare il passaggio sugli storici passi…….insomma non ci si annoia di certo e questo permette di non pensare troppo alla fatica, che comunque c’è e si fa, ma è sovrastata dal senso di appartenenza a qualcosa di più grande che ti regala gioia di essere li in quel momento ed energia per affrontare la lunga strada impervia. Insomma, lo spirito giusto con cui si dovrebbe affrontare anche la vita quotidiana e non solo la Maratona delle Dolomiti. Appena scollinato dal Sella, senza indugio alcuno mi sono proiettata in discesa verso il Gardena, il quarto passo.
Quarto passo: Gardena
Per molti partecipanti, per coloro che avevano optato per il percorso corto di 55 km, questo era l’ultimo passo da affrontare, l’ultima salita, l’ultima fatica; quindi probabilmente le energie si saranno moltiplicate, in vista del traguardo ormai imminente. Per me era “solo” il quarto passo, su 7 o su 8, a seconda se avessi scelto il medio o il lungo. Le sensazioni erano ottime, il tempo magnifico, tutto lasciava presagire che al bivio avrei imboccato la strada per il Giau. Ma era ancora presto per pronunciarsi definitivamente, dovevo concentrarmi sulla strada che stava scorrendo sotto le mie ruote. Il Gardena non è un passo difficile ed infatti l’ho affrontato abbastanza disinvolta, godendomi ancora di più la compagnia dei partecipanti e la bellezza del posto; non mi stancherò mai di decantare la bellezza della natura circostante. Anche se non era la mia prima esperienza sulle Dolomiti, non riuscivo a pedalare e basta, gli occhi si posavano sulla nuda roccia dalle rosee sfumature, che più in basso cedeva il passo a qualche arbusto, che ancora più in giù diventava un pino, e poi un bosco e poi prati…. Come rimanere indifferenti e pensare solo alla gara? Nel frattempo mi ero resa conto che inconsapevolmente si era formato un gruppetto che puntualmente si ritrovava in salita: infatti attorno a me cominciavo a riconoscere dei ciclisti che fin dal Campolongo avevano pedalato al mio fianco: uno con una divisa blu e lo zainetto in spalla (un amico di Michele??!!!), un altro che con maglia sul fucsia e pantaloncini azzurri, due ragazze bionde; non ci conoscevamo, forse loro non si erano neppure accorti di me, eppure erano diventati i miei compagni fissi di viaggio, almeno fino alla sommità del Gardena. Giunta in cima al passo ho trovato…….una festa! C’era un grande ristoro (e dalla voracità con cui si servivano gli affamati ciclisti doveva essere anche ben fornito), musica, cameraman, fotografi, giornalisti, pubblico acclamante. Che bello, che bello!!! Non avevo intenzione di fermarmi, ma sono stata obbligata a rallentare, vista l’allegra confusione, e ne ho approfittato per scattare mentalmente una fotografia e imprimermi bene nella mente quell’immagine festosa. Ho rischiato pure di cadere, perché un ciclista ha perso l’equilibrio, forse anche lui distratto dall’atmosfera gioiosa, e me lo sono trovato addosso…..Aiutooooo…..fortunatamente sono riuscita a rimanere in sella e ho ripreso la mia corsa verso Corvara. Fantastica la discesa dal Gardena: tutta al sole, ampia, morbida, potevo lasciarmi andare……e in fondo c’era l’arrivo a Corvara….già…..l’arrivo….perchè avrei sempre potuto portare a termine “solo” il corto e godermi il resto della giornata crogiolandomi al sole e rilassandomi…..ma come si fa? Quando sono sfrecciata lungo la via principale della ridente località dolomitica, sono stata obbligata a rallentare per seguire il percorso tracciato dalle transenne e quando mi sono trovata davanti alla biforcazione tra “Arrivo” e “Medio 106 km-Lungo 138 km” non ho avuto esitazione alcuna: per Stefania Albanese la Maratona delle Dolomiti proseguiva….alla conquista della fascia di “Miss Giau”!!!! (dai passatemi il parallelismo con il famoso concorso di bellezza!!). E ad ulteriore conferma che avevo preso la decisione giusta, le grida di incoraggiamento di Ilaria (la Grilla) e Benedetta, appostate sulle transenne in prossimità del traguardo per accogliere ed incitare l’arrivo dei rispettivi compagni e anche di tutti i CDRoad Runners che sarebbero passati di li. Via dritta verso il Campolongo!
Quinto Passo: Campolongo (2)
Lo sapevo, lo sapevo, superato l’arrivo del corto, superato il pubblico acclamante di Corvara, c’era la malefica rampa che segnava il secondo passaggio sul Campolongo. Il primo anno, nel 2005, mi ero quasi piantata su quella rampa, perché mi aveva colta totalmente impreparata e non ero riuscita a scalare dal 52 al 39; nel 2006 ero riuscita faticosamente a superarla, anche se mi ero ricordata di quella piccola insidia solo pochi metri prima di affrontarla; quest’anno non mi ha fregata: l’ho vista, l’ho puntata, ho scalato i rapporti, sia davanti che dietro, mi sono alzata sui pedali e l’ho divorata!!!! E proprio al termine di quella rampa due voci amiche mi hanno urlato all’unisono e a squarciagola “Dai Stefaniaaaaaaaaaa!” mi sono girata per capire di chi fossero e…”click”…ho fotografato i visi sorridenti di Silvia e Daniela, le dolci metà dei fratelli Silvio e Guido R., ex(sigh) compagni di squadra. Grazie dell’incoraggiamento ragazze! Voi e tutto il pubblico, che alle 9.45 (ora in cui sono ripassata da Corvara per riattaccare il Campolongo) era quasi triplicato rispetto alle 6.30, mi avete infuso una carica, un’energia tale, che ho affrontato il secondo passaggio dal Campolongo ad una velocità di cui io stessa mi sono stupita. E penso che lo stesso effetto “dopante” sia stato sortito su tutti i ciclisti che avevano deciso di proseguire per il medio o per il lungo. “La seconda volta sul Campolongo” è veramente esaltante: ho sognato di essere una ”Pantanina”; tra le grida di incoraggiamento di persone sconosciute, eppure così partecipi, le gambe acquisivano nuove e sconosciute energie, la velocità aumentava, mi sono alzata sui pedali, sì, Stefania sul Campolongo c’èeeee! Incredibile, ero arrivata sul quinto passo e mi sentivo così bene, come se avessi iniziato la gara solo mezz’ora prima. Nonostante la sensazione di benessere, ho approfittato dei dolci tornanti del Campolongo per rifocillarmi: se avessi scelto il percorso lungo avevo ancora il temutissimo Giau da affrontare e poi il Falzarego seguito a ruota dal “piccolo muretto” del Valparola, quindi era meglio rifornirsi di energie non solo mentali, ma anche fisiche. E proprio quando stavo per scollinare dal Campolongo, masticando la barretta impastatasi in bocca, finalmente ho riconosciuto la voce di Luca, il Grillo, che mi chiamava e mi salutava. Alla fine mi hai dato retta, eh, Luca, hai scelto il medio! Lo sapevo, ne ero convinta. Ed in effetti il Grillo mi ha confermato che arrivato a Corvara, di fronte alla scelta tra corto e medio, non ha avuto dubbi e ha proseguito inerpicandosi per la seconda volta sul Campolongo. E stava andando veramente bene, il nostro grilletto, sgambettando agile e scattante sui tornanti; abbiamo pedalato qualche secondo affiancati, durante i quali mi ha riferito di aver incrociato Cecco poco dietro, e poi si è lanciato sugli ultimi metri in salita e quindi giù per la discesa verso Arabba. Anch’io mi sono lanciata per la seconda volta in discesa, ancora più sicura di prima, perché già la conoscevo, perché ero più lucida mentalmente, perché la temperatura era decisamente gradevole. Ero sicura di vedermi sfrecciare davanti anche Cecco, invece ancora non si vedeva. Ho proseguito veloce puntando in direzione del Falzarego, anzi ad essere più precisi, in direzione del Giau. Ecco davanti a me una decina di km tra semi-discesa, falsopiani, tratti pianeggianti prima di giungere al fatidico bivio; all’inizio ero sola, anche se stavo filando via abbastanza veloce, poi però, quando mi ha superato un gruppetto di ciclisti che mi ha invitata ad accodarmi, non me lo sono fatta ripetere due volte. Mooooolto meglio stare in scia, anche perché dovevo risparmiare un po’ di energie per il Giau, che si stava avvicinando sempre di più. E alla fine eccolo, il bivio, a pochi metri davanti a me…….l’onere della scelta si imponeva, o forse meglio l’ONORE.
Credo di averci messo un millisecondo a decidere: Giau aspettamiiiiiiii!!!!!
Aspettando il Giau
Una volta imboccata la strada per il lungo, mi si apriva un mondo sconosciuto; fino al bivio conoscevo abbastanza bene il percorso (l’avevo già pedalato due volte), le piccole insidie, le possibilità di recupero, i paesaggi noti e indimenticabili…..ma adesso, cosa mi sarei dovuta aspettare? Avevo dato un’occhiata veloce al tracciato prima di partire, ma comunque sia una cosa è il percorso su carta e un’altra quello vero! Ne avevo sentito tante sul Giau: duro, ripido, bellissimo, affascinante; ogni goccia di sudore versata su quella salita ne valeva la pena, mi dicevano. Sarebbe stato così anche per me? Con timor reverenziale e tanta tanta curiosità mi sono lanciata su un tratto di discesa, sempre sulla scia di un gruppetto di ciclisti che, come me e con me, avevano proseguito per il lungo; a seguire una breve salitella e poi di nuovo discesa…..si faceva desiderare questo Giau, eh!!! E finalmente eccolo, il cartello, tanto temuto e tanto desiderato: passo Giau, 9,9 km, pendenza media del 9,3%. Si va!
Sesto passo: GIAU
Che emozione, stavo muovendo le mie prime pedalate su questa mitica montagna; ma ancora più entusiasmante è stato accorgermi all’improvviso della presenza di un maestoso torrione dolomitico che dominava la vallata, austero e imponente; sono rimasta senza fiato e non solo per la fatica…..Sin dall’inizio la salita è stata impegnativa; visivamente la strada non sembrava così impervia, eppure ogni pedalata mi costava molta più fatica di quella spesa sugli altri passi; anche la velocità era decisamente diminuita, 7, 8 massimo 9 km all’ora, di più non riuscivo ad andare; poteva essere anche che la stanchezza cominciava a farsi sentire, d’altra parte erano le 11.00, quindi 4 ore e mezzo che ero in sella.
Ammetto che in qualche punto mi sono domandata perché non avessi scelto il più rassicurante e conosciuto percorso medio, però ogni volta che sollevavo gli occhi dalla strada trovavo la risposta. E più salivo, più la fatica si faceva sentire, la sella diventava scomoda, le gambe rallentavano, il peso del mio corpo non bastava per agevolare la spinta, più la montagna e il maestoso paesaggio circostante mi trasferivano l’energia per proseguire, per non mollare, per conquistare anche quella sesta cima. Proprio lì, proprio sul Giau ho capito perché il tema della XXIII edizione della Maratona delle Dolomiti era “Energy”. L’energia non è solo un fatto chimico, non è solo la trasformazione di alimenti in lavoro, calore; l’energia è anche un fluido invisibile che si riesce a captare dalla musica, dagli amici, da ricordi, dalla natura; per quanto mi riguarda, durante la scalata del Giau e durante tutto il percorso della Maratona, la mia fonte principale di carburante è stata la natura, la forza e la bellezza delle Dolomiti mi ha rifornito nei momenti più faticosi, quelli in cui mi stavo domandando perché avevo scelto i 138 km, perché non mi ero limitata al corto o al medio, perché avevo voluto partecipare ancora una volta a questo evento. Ogniqualvolta una di queste domande minava la mia determinazione nel voler arrivare fino in fondo, ecco che mi venivano in aiuto le maestose rocce dolomitiche, il profumo di natura, il fruscio degli alberi, il cinguettare di uccelli che non riuscivo a vedere, gli scricchiolii in mezzo ai boschi forse provocati da piccoli animaletti, forse dal vento…….Passo Giau: 1,5 km….c’ero quasi, stavo per realizzare il mio desiderio, il mio obiettivo; le gambe hanno acquisito un briciolo di energia in più quando ho scorto il cartello e con rinnovato slancio ho puntato decisa verso la cima. Con la coda dell’occhio ho dato uno sguardo in basso, per rendermi conto di quanti altri ciclisti si stessero abbarbicando su quelle pendici maestose e impervie e mi sono resa conto che ce n’erano veramente tanti e…si, tra loro mi sembrava di aver scorto una maglia conosciuta….i colori della nostra squadra…..: doveva essere Michele. Grande Micky, la tua prima Maratona delle Dolomiti e avevi già puntato alto e stavi andando alla grande. In discesa mi avrebbe superata e salutata.
Quando mi sono trovata proprio in cima, accolta da applausi e incoraggiamenti da parte del pubblico che aveva raggiunto la vetta (a piedi???, in bici???) e da parte dello staff dell’organizzazione, non ho potuto fare a meno di sollevare il busto e ammirare la straordinaria vista da lassù, godermi l’aria fresca, gustarmi il meraviglioso sapore della conquista di quel sesto e tanto ambito passo; a fianco a me continuava a dominare il torrione dolomitico che avevo scorto all’inizio della salita, ma non mi sentivo più così piccola, perché ero quasi allo stesso livello della sua sommità. Sì, ero assolutamente soddisfatta, decisamente contenta, per niente pentita, euforica e orgogliosa di essere arrivata fin lassù.
Dopo essermi concessa questo piccolo momento privato di gloria, ho iniziato la discesa; ero stanca, eppure mi sentivo leggera, perché ero consapevole che il grosso l’avevo fatto, che il mio obiettivo principale l’avevo raggiunto; ma la Maratona non era finita, per cui di nuovo su i manicotti e giù di filato per raggiungere il penultimo passo, il Falzarego, per poi ricongiungersi, sul Valparola, al percorso medio. Come previsto, dopo qualche minuto di discesa, mi si è affiancato Michele, mi ha superata e mi ha salutata. “Ciao, Michy, ci vediamo al traguardo!”.
Settimo passo: Falzarego
A mezzogiorno in punto ero giunta alle pendici del Falzarego: altri 10 km circa di salita, ma la pendenza media era decisamente inferiore (sotto il 6%); ed infatti la velocità che sono riuscita a tenere era sempre al di sopra degli 11-12 km orari; in alcuni tratti viaggiavo spedita anche oltre i 20 km/h. Una passeggiata di salute rispetto al Giau! Ma, attenzione, da non sottovalutare: la distanza era comunque ragguardevole e una volta su c’erano ancora i 2,5 km del Valparola che tiravano non poco. La strada che porta al passo Falzarego del percorso lungo è diversa da quella del medio, ed infatti non ricordavo di averla mai percorsa; ma come livello di difficoltà è molto simile. Fortunatamente, nonostante fosse mezzogiorno, il caldo non era insopportabile, perché il sole veniva spesso adombrato da grossi nuvolosi, che però non promettevano nulla di buono. Le previsioni meteorologiche ci stavano proprio azzeccando: sole con qualche nuvoletta per tutta la mattinata e poi dal pomeriggio qualche scroscio temporalesco. Speravo di essere già al Pasta Party quando si sarebbero verificati gli acquazzoni!!!
Kilometro dopo kilometro, con determinazione e tanta pazienza, mi sono conquistata anche il Falzarego; stava subentrando anche il fastidio di stare in sella e qualsiasi posizione assumessi non riuscivo a tenerla per più di qualche minuto: seduta cercando di allungare il busto, in piedi, di nuovo seduta…..sedere, zona inguinale, spalle, collo, schiena…..ero tutta indolenzita……ma ormai veramente non potevo lasciarmi andare. Mancava talmente poco alla cima e una volta superato anche il Valparola era praticamente fatta. Per distrarmi un po’ e per darmi ancora un pochino di energia, oltre ad ammirare la natura circostante, ho pensato bene di rifornirmi di un gellino. Inoltre ho cercato di auto-stimolarmi ponendomi un ulteriore obiettivo: era mezzogiorno inoltrato, probabilmente sarei arrivata sul Valparola per le 13.00, forse qualcosina prima....potevo pensare di arrivare a Corvara massimo per le 13.30? In questo modo sarei rimasta nelle 7 ore di gara. Quando mi era sfiorata l’idea di cimentarmi nel percorso lungo mi ero riproposta di impiegarci non più di 8 ore, ma adesso mi sembrava più che fattibile riaggiustare il tiro e puntare alle 7 ore.
E allora forza, cerchiamo di centrare anche questo bersaglio!!
Ero talmente assorta in tutte queste congetture, che non mi sono nemmeno resa conto di essere arrivata sulla sommità del Falzarego…di già? Che bello!!!
C’era il ristoro, avevo finito il beveraggio….”Mi fermo?.....Naaaaaaa”.
Ottavo (e ultimo) passo: Valparola
E così ero arrivata sull’ultimo passo: un piano inclinato di 2,5 km, nessuna curva, nessun tornante, solo pura salita, ma era l’ultima salita. Avanti senza nessuna pietà! Devo dire che me lo ricordavo molto più duro: gli anni scorsi avevo sofferto non poco su questi ultimi 2.500 metri. Forse il Giau aveva cambiato i miei riferimenti, o forse la consapevolezza di essere ormai all’epilogo mi ha donato nuove energie…..non saprei; quel che è certo è che quando finalmente ho sentito la strada che spianava, quando ho realizzato che ero sulla cima, che potevo ammirare un panorama mozzafiato, che non c’era più niente da scalare, ho tirato un sospirone di sollievo, di soddisfazione, di gioia….e mi sono lanciata giù per l’ultima discesa. E vaiiiiii, Corvara aspettami, sto arrivandooooooo!!!!! Penso di non aver mai percorso una discesa così velocemente; probabilmente, a causa della stanchezza, avevo abbassato un po’ la guardia, mollato i freni inibitori, esorcizzato la paura, fatto sta che mi sono ritrovata all’incrocio tra San Cassiano-La Villa-Brunico in un tempo che mi è sembrato infinitesimo….ma calma…. ancora non era finita. Durante questo tratto ho incrociato ciclisti in senso contrario che evidentemente avevano terminato la gara e stavano tornando ai propri alberghi…..beati loro! Avevano delle facce così soddisfatte…stanche sì, ma sorridenti e appagate. E a metà della discesa ho visto sfrecciare anche miei due compagni di squadra: Gae e Franco. Ma anche loro avevano fatto il lungo? In effetti no, avevano scelo il medio, ma Gae mi ha spiegato che sfortunatamente aveva forato per ben due volte, perdendo quindi tantissimo tempo. Che peccato! A pensarci bene io potevo ritenermi veramente fortunata a non aver avuto alcun inconveniente tecnico durante il lungo percorso. Ma dai che manca ancora poco, ormai ci siamo, ormai ci siamo, gli ultimi km, svolta a sinistra in direzione la Villa e poi via, sempre più vicina al traguardo.
Avvicinandosi al traguardo
L’ultimo tratto malefico lo conoscevo bene e sapevo già che mi sarebbe sembrato interminabile: 5 km quasi tutti in falsopiano. Sapevo che era inutile arrabattarmi per cercare qualche gruppetto cui attaccarmi, non erano quegli ultimi istanti che avrebbero fatto la differenza. E comunque, guardandomi intorno, vedevo ciclisti che erano messi più o meno nelle mie stesse condizioni e nessuno aveva intenzione di tirare. E allora ho preso un passo costante, ma senza sfiancarmi; un rapido sguardo all’orologio per verificare se avrei potuto realizzare il mio obiettivo di rimanere nelle 7 ore….si, ce l’avrei fatta. E pensare che il giorno prima abbiamo percorso lo stesso tratto e mi era sembrato così corto…..non finiva più….ma la gente dietro le transenne stava aumentando, la polizia era ad ogni incrocio per controllare il passaggio degli altri ciclisti già arrivati e dei pedoni e poi finalmente il cartello dell’ULTIMO KILOMETRO!
IL TRAGUARDO
Magicamente nell’ultimo kilometro le gambe hanno ripreso energia, grazie al pubblico acclamante, allo speaker che si congratulava con i ciclisti che stavano tagliando il traguardo, alla musica allegra, al caos festoso che aumentava man mano che mi avvicinavo, all’idea di scendere finalmente dal sellino…..insomma ho allungato il passo per arrivare più velocemente alla meta. All’improvviso ho intravisto a pochi metri dal traguardo delle maglie conosciute, quelle della mia squadra….ma quante erano, di chi erano? C’erano il Presidente, Manu, Ivo, il Palumbo, Beppe (il Vice), Peppe (l’ex Vice), Gae, Franco…… Ho accelerato ancora di più, spinta dall’istinto di unirmi alla squadra, di tagliare insieme a loro il traguardo ma……ma io che c’entravo? Loro evidentemente si erano fatti tutto il percorso assieme, incoraggiandosi, aiutandosi, divertendosi in gruppo…..io ero da sola, non avevo fatto nulla per loro e con loro durante la Maratona; certo avevo scelto un altro percorso, ma non avevo condiviso le gioie, le emozioni e la fatica insieme a loro…..non potevo intromettermi così……allora ho frenato un pochino, ma poi ho visto che sull’orologio stavano per scattare le 7 ore…….e allora ho di nuovo accelerato, li ho superati cercando di non intralciare e …….sono volata all’ARRIVOOOOOOOOO!!!!!!
Sì, era finita; sì, avevo terminato il lungo, 138 km,; sì, avevo scalato il Giau; sì ero proprio indescrivibilmente contenta, soddisfatta, felice, al settimo cielo. Tutta la fatica fatta era stata lavata via dalla cascata di fantastiche e forti emozioni che mi stavano travolgendo.
EPILOGO
Per me la XXXIII edizione della Maratona delle Dolomiti è stata un successo, mi sono sentita vittoriosa come se fossi arrivata prima….oddio chissà cosa si prova quando si conquista la medaglia d’oro……forse le stesse cose ma all’ennesima potenza.
Tutto quanto è avvenuto dopo l’arrivo è stato un degno coronamento di una giornata in tutto e per tutto perfetta: ritrovare il Web che mi stava aspettando, riunirmi ai compagni di squadra, scambiarsi entusiasticamente le esperienze vissute, rifocillarsi all’organizzatissimo Pasta Party, il meritatissimo relax dopo-gara, l’”ultima cena” sulle Dolomiti dei CD Road Runners.
Non ho intenzione di “sporcare” ancora pagine per raccontare il dopo Maratona e il rientro a casa, anche perché la conclusione di una bellissima esperienza come lo è stata questa, generalmente è sempre un po’ malinconica.
Voglio congedarmi da voi, cari lettori,compagni di squadra e compagni di avventura, lasciandomi dietro la scia dell’entusiasmo, dell’energia, della gioia, della soddisfazione, della miriade di forti e difficilmente esprimibili e trasferibili emozioni e sensazioni che ho provato il 5 luglio 2009, partecipando a questa meravigliosa, unica e irripetibile avventura che è la Maratona delle Dolomiti!
Ibex
|
Redattore: Silvio Andrighetti Formaggini
|