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IL GIORNALE DEDONATO - Giugno 2009 - N° 39
Inserito il 03 giugno 2009 alle 17:29:42 da Silvio.

 

N° 039 - Anno 2009 - Mese di Giugno -  CicliDedonato Roadrunners©2007 Copyright - Torino

Data: 31 Maggio 09
 G.F. Valli Monregalesi

Autore: Stefania Albanese

 

Cittadina di mondovì 

 

Domenica 31 maggio 2008: Gran Fondo Valli Monregalesi

L’Acquese è ancora fresca nelle gambe, che ci ritroviamo subito ad affrontare, a distanza di appena due settimane, la quinta tappa della Coppa Piemonte: le Valli Monregalesi. Partenza e  arrivo da Mondovì; percorso medio di 100 km, uguale allo scorso anno; percorso lungo “solo” 130 km, più corto rispetto allo scorso anno in quanto, sempre a causa del maltempo, frane e smottamenti, hanno imposto, prudentemente, di ridisegnare il tracciato. Il ritrovo con il mitico Palumbo, al secolo Antonio, era alle 6.25 davanti al negozio di Tony, orario perfettamente rispettato da entrambi, per poi dirigerci a casa del Presidente. Una volta giunti lì davanti, abbiamo riconosciuto l’ammiraglia, dentro la quale c’era Ivo, in attesa del Presidente e di Manu. Ivo purtroppo non stava bene: lamentava un fastidioso mal di stomaco e non era per niente propenso a pedalare. Dopo pochi minuti si sono materializzati anche Tony e Manu, ma senza la mascotte Luna. Dopo aver caricato le nostre due ruote e i borsoni, l’ancora assonnata combriccola si è messa in marcia, alla volta di Mondovì, facendo il consueto pit-stop all’Autogrill di Nichelino Sud per gli approvvigionamenti. Il cielo stava assumendo un colore grigio-plumbeo minaccioso e la pioggia ha cominciato a rimbalzare sul parabrezza. Ohhhh noooooo, non avevo per niente voglia di pedalare sotto la pioggia! L’anno scorso tutta la gara l’abbiamo percorsa sotto l’acqua, non mi andava proprio di ripetere quell’umida esperienza. D’altra parte non avevo intenzione di ritirarmi: non faceva tanto freddo (come invece alla Stockalper di quest’anno), quindi se avesse continuato a piovere comunque sarei partita, ma sarei andata piano. Deciso!

Ma fortunatamente, arrivati a Mondovì, la pioggia ha smesso di cadere: quando sono scesa dalla macchina con Tony e Manu per andare a ritirare pettorale e pacco gara ho indossato il k-way, ma poco dopo ho abbassato il cappuccio, visto che non gocciolava più e qualche timido raggio di sole stava facendo capolino dalla coltre grigia.

Mentre con Manu eravamo alla ricerca del posto in cui Ivo aveva parcheggiato l’ammiraglia, ci siamo imbattute in alcuni dei nostri compagni di squadra: i “gemellino” Gae e Marco (li vedo sempre assieme!), Beppe scorato dall’inseparabile Benedetta, Giacky, Dolce, Cecco, Luca-Grillo e la sua Ilaria-Grilla, Michy, Syd…e altri ancora erano iscritti…eravamo un bel gruppo!

Sapete che prima di posizionarci in griglia ognuno di noi deve effettuare i consueti preparativi, riti propiziatori, gesti scaramantici, tappe alla toilette, brevi riscaldamenti…insomma compiere tutto quanto è necessario prima di prendere definitivamente posizione e attendere il via. Alle 9.00 mi ero piazzata nella mia griglia blu, dopo essere stata radiografata dai giudici (quest’anno sono più severi, ma va bene così); non riuscivo però a scorgere Manu e Tony, dove erano finiti? Mi sarebbe piaciuto almeno scambiarci l’”In bocca al lupo”, muovere assieme le prime pedalate….ohh, eccoli finalmente, stavano facendo l’ingresso in griglia. Per stare “vicina vicina” a loro sono arretrata di qualche posizione, per la gioia dei ciclisti che così hanno potuto avanzare di qualche posizione. Manu si sentiva abbastanza bene, nonostante la passata bronchite e l’allergia; Tony aveva deciso di farle ancora una volta da gregario; io stavo bene, piena di energia, ma non avevo elaborato alcuna strategia per affrontare la gara…come al solito! A me interessava portarla a termine divertendomi. Il percorso, anche se non l’avevo “studiato” o meglio ripassato, lo ricordavo abbastanza bene, anche se ero erroneamente convinta di dover affrontare, prima dell’ultima salita di Straluzzo, un noioso e massacrante falsopiano di 18 km; ma era proprio inutile pensare ancor prima di partire a quel brutto (per me) tratto di strada. Ormai ero lì e dovevo pedalare, qualunque fosse stata la strada. Punto!

Più l’ora avanzava, più il cielo si schiariva, più ci spogliavamo togliendo l’abbigliamento superfluo:  k-way, giubboni, gambali, manicotti. Intorno a me il brusio dei ciclisti frementi e scalpitanti; tuttavia udivo…un insolito silenzio…mancava qualcosa…Ma certo, non si sentiva lo speaker e non c’era la musica di sottofondo! Che strano, ci saranno stati dei problemi con l’impianto audio? Lo speaker si era ammalato?

Nel frattempo i minuti scorrevano…le 9.29….le 9.29….viaaaa (sussurrato, ndr)..un partenza insolitamente silenziosa, ovattata, come se qualcuno avesse abbassato l’audio; e nemmeno così frenetica, come di solito avviene, almeno così mi sembrava. Oppure ormai mi sto abituando?

Tony è subito scattato in avanti, seguito da Manu; io ho cercato di stargli dietro, ma zig-zagava come una mosca impazzita. “Vabbeh, cerchiamo di salvaguardare la pellaccia e guidiamo con prudenza”, ho pensato, e ho lasciato che Tony sparisse dalla mia vista.

A pochissimi chilometri dalla partenza si correva già in modo abbastanza ordinato e regolare, tanti “trenini” e praticamente nessun rallentamento, se non in corrispondenza delle rotonde.

Ed infatti in men che non si dica mi sono trovata di fronte la prima delle 5 salite previste per il percorso medio, Mortè; ma era una salita? Mi è sembrata cortissima (in effetti lo era, circa 2 km), quasi un falsopiano…nonostante ciò, ho scalato sul 34 per non impastare subito le gambe, visto che le sentivo un po’ durette, non ancora ben calde e pronte ad uno sforzo eccessivo. E poi giù, scivolavo giù insieme ad un bel gruppone, fino a che non mi sono ritrovata in pianura, ben agganciata alle ruote di tanti compagni di strada temporanei e sconosciuti. Eravamo veramente tanti, al punto che ho deciso di rimanere posizionata verso l’esterno, in modo tale da avere una via di fuga in caso di caduta di qualcuno. Certo, se si rimane centrali si è maggiormente coperti, ma bisogna avere tanta fiducia nel gruppo….come fidarsi totalmente di persone incontrate casualmente e che alla prossima salita probabilmente non avrei più rivisto? Meglio lasciarsi un corridoio. L’andatura era perfetta, senza troppi strattoni e ad un passo tale per cui riuscivo agevolmente a rimanere coperta, senza affannarmi più di tanto; anzi ho persino pensato che si poteva allungare un pochino il passo!!! Bella la vita, eh, quando si è a rimorchio!

Ed eccoci all’attacco della seconda salita, quella di Branzola, anche questa decisamente fattibile: breve e non tanto pendente. Per fortuna il tempo stava tenendo, anzi direi che le condizioni climatiche erano quelle ottimali per me: non stava piovendo e, grazie al fatto che il sole era spesso nascosto dalle nuvole, la temperatura era più che accettabile. Meraviglioso! Peccato che mi sono trovata nuovamente in cima alla collina e quindi era necessario affrontare la discesa e poi un bel tratto pianeggiante. Durante la discesa come al solito mi sono vista sorpassare da tanta gente, ma devo dire che mi sono lasciata andare più del solito e quindi non ho perso tantissime posizioni, soprattutto quando mi sono ritrovata in pianura c’erano ancora tanti ciclisti insieme a me, e quindi ho potuto agevolmente aggregarmi ad un altro bel gruppone. Ah, che goduria! Potevo rilassare la muscolatura, ma non potevo sicuramente permettermi di perdere la concentrazione, perché una minima disattenzione mi sarebbe potuta costare una bella caduta, coinvolgendo anche tanti poveri innocenti! Quindi se avvertivo un leggero rallentamento, frenavo dolcemente, se mi segnalavano un ostacolo, lo evitavo e cercavo di segnalarlo a chi mi seguiva; non pensavo si potesse percorrere un tratto in pianura così fluidamente, mantenendo comunque una buona velocità, anche se non esagerata, senza compiere eccessivi sforzi fisici; d’altra parte, ripeto, la concentrazione doveva essere massima per evitare di provocare incidenti o di rimanerne coinvolti.

E al termine del fondovalle ecco stagliarsi la terza salitella, quella di Briaglia: un po’ più lunga, circa 8 km, ma non troppo pendente; per cui ho cercato di mantenere un buon passo, più che aggressivo, costante. Più di una volta la salita è diventata un leggero falsopiano, per cui ho potuto allungare l’andatura e aumentare decisamente la velocità, passando anche al 50. Ero un pochino preoccupata per il tratto successivo alla discesa, perché ricordavo essere il temuto falsopiano di 18 km, quindi anche se avessi trovato un gruppetto con cui pedalare, avrei comunque dovuto faticare non poco per vincere la leggera pendenza. La nota positiva, però, era che avevo appreso da alcuni ciclisti che questo famoso falsopiano non era più di 18 km, come due anni addietro e come erroneamente rammentavo, ma, già l’anno scorso  era stato accorciato per inserire una quarta salita.

Ma come al solito, inutile mettere il carro davanti ai buoi, inutile fasciarsi la testa prima di sbatterla, dovevo prima terminare la salita, poi impegnarmi a non perdere troppo terreno in discesa e fare in modo di non trovarmi da sola su quel falsopiano accorciato. E fortunatamente così è stato: una volta scollinato e quando la strada ha smesso di scendere, ma al contrario ha cominciato leggermente ad inclinarsi, mi sono guardata attorno e mi sono resa conto di non essere sola. Ma dovevo fare attenzione, perché qualche ciclista su quel tratto tendeva a fare il “furbetto”, lo avevo già sperimentato in passato, ovverosia a simulare di non averne più in modo tale da non dover tirare, per poi compiere sforzi disumani pur di agganciarsi a qualche ruota. E in effetti mi sono accorta che rispetto a tanti altri, ne avevo di più io e più di una volta mi sono trovata a tirare; ma la cosa che mi ha sorpreso positivamente è che mi sentivo proprio bene, non stavo arrancando, anzi. Ad un certo punto un ciclista mi sorpassa e mi dice “Ma tu sei quella che stamattina ho lasciato passare avanti quando eravamo in coda per la toilette?!Ciao!”.

In effetti prima di posizionarmi in griglia ho fatto la mia solita sosta “plin plin” e in effetti avevo chiesto di lasciarmi passare, visto che ci avrei messo pochissimo (e così è stato!!), ma non ricordavo assolutamente la faccia dei due ragazzi che mi avevano cavallerescamente lasciato il passo. Ho ricambiato il saluto, ma non mi sono fatta lasciare indietro e ho cercato di rimanergli a ruota; e quando si è reso conto che gli stavo dietro, è stato ancora una volta gentile e non ha cercato di “scaricarmi”.  Il falsopiano è scivolato via veloce e senza affaticarmi più di tanto, anzi, mi sentivo ancora piena di energie; ma onde evitare di rimanere senza, non appena la strada ha ripreso a salire, ho tracannato la fialetta energetica a base di ging-seng e ne ho approfittato anche per bere. La salita non era lunghissima, meno di 6 km, e l’ho affrontata con un pizzico di carica in più, anche perché era la penultima.

 E finalmente, proprio su questa salita, ho raggiunto Beppe!!! Cavoli se stai migliorando, caro Vice-Presidente: avevi davvero un bel passo! L’anno scorso generalmente riuscivo a prenderti prima in salita. Bravo, bravo, vedi che farsi il sederino in allenamento dà i suoi frutti. E poco dopo aver salutato Beppe, ho sentito un mulinare di pedali, un frullatore che avanzava e sfiatava come una locomotiva…era il Presidente!!!! La prima domanda che gli ho fatto è stata “E Manu?”. Purtroppo ho appreso che aveva avuto ancora dei problemi respiratori causati probabilmente dall’allergia e quindi aveva rallentato il passo;
 

 

Tony però aveva il prurito alle gambe e quindi, dopo essersi assicurato che comunque la sua dolce metà potesse cavarsela, è partito all’attacco, effettuando una rimonta pazzesca; si lamentava che era scoppiato, ma continuava a spingere sui pedali come un forsennato. Visto che ci eravamo incontrati, perché non continuare insieme? Io avrei potuto tirare, soprattutto psicologicamente, in salita e Tony e Beppe avrebbero potuto darmi una mano nei successivi tratti di pianura, con l’accorgimento di non fuggire via sparati in discesa. E allora ho cercato di mantenere un buon passo in salita, spronando Tony quando accennava a mollare, anche se in fondo in fondo non ne aveva assolutamente intenzione. Lo so che voi maschietti patite se vi vedete superati da una femminuccia, però in quel momento io ero meno affannata di Tony, perché comunque lui aveva sputato l’anima per recuperare terreno e raggiungerci; e volevo rendermi utile, anche se in salita non si può sfruttare la scia e bisogna necessariamente spingere e tirare con forza; allora ho cercato di incitare Tony e anche Beppe verbalmente, gridando che mancava poco, che non potevano lasciarsi superare così da una donna (hi, hi, che cattiva sono stata…), che dovevano tener duro perché ormai eravamo alla fine; in particolare a Tony ho detto che non poteva sprecare tutta la fatica fatta fino ad ora mollando la presa sulla strada. E comunque io e il Presidente siamo riusciti a scollinare insieme (in realtà ero convinta che ci fosse anche Beppe appena dietro) e quando mi ha superata in discesa, si è assicurato che fossi a vista d’occhio e quando la strada è ridiventata pianeggiante, ci siamo ritrovati a ruota e siamo riusciti ad aggregarci ad un gruppettino, tra cui c’era anche il “cavaliere della toilette”, che ancora una volta si è dimostrato molto gentile nel permetterci di pedalare assieme. E per tutto il  tratto in pianura, che a sprazzi diventava un leggero falsopiano, ci siamo alternati nella conduzione; persino io mi sono trovata davanti al gruppo a tirare per qualche breve istante, anche se ovviamente la mia prestazione non era delle più efficaci, ma evidentemente in quel momento gli altri avevano necessità di recuperare.

E finalmente eravamo giunti all’attacco dell’ultima salita, Straluzzo, che non era lunghissima, ma che era la più dura dal punto di vista della pendenza. Tony ancora una volta ha provato a dirmi di andare, che non ce la faceva, ma se aveva il fiato per parlare, ce l’aveva sicuramente per pedalare! Per cui non l’ho mollato un istante; per una volta che potevamo andare insieme e potevamo aiutarci!! E poco davanti a me ho avvistato un’altra maglia dei CD-Road Runners: “Dai Tony che andiamo a prenderlo, così pedaliamo insieme!”; dalla corporatura mi sembrava Syd, ma non ne ero sicura, per cui ho preferito non chiamarlo per evitarmi figure. Una volta affiancato, in effetti ho appurato che era proprio Syd, anche lui un pochino provato dalla salita. Ho cercato di spronare anche lui, ma ha fatto un po’ più di resistenza; o meglio, secondo me era cosciente, e ne aveva tutte le ragioni, del fatto che poi, una volta terminata la salita, mi avrebbe tranquillamente ripresa in discesa. Comunque sull’ultimo tratto di Straluzzo io e Tony andavamo allo stesso passo, Syd era di poco dietro e con lui anche Beppe. Quando abbiamo scollinato e ci siamo buttati sull’ultima discesa il gruppo si è ricompattato, o meglio, i ragazzi sono schizzati avanti e io ho cercato di star loro dietro, per lo meno di non perderli troppo di vista. Ho tentato di imitare i loro movimenti, mantenendo, però, sempre la massima attenzione alla strada, alle eventuali macchine che salivano, ai ciclisti che mi precedevano o che mi superavano. Un cartello segnaletico, alla fine della salita di Straluzzo, indicava 20 km all’arrivo….speravo che almeno 10 fossero in discesa!!!

Ricordavo che l’ultimo tratto pianeggiante non era lunghissimo, purtuttavia anche 10 km non erano uno scherzo, soprattutto se affrontati da soli. Ma questa volta ero sicura che i miei compagni di squadra non mi avrebbero lasciata indietro ed infatti così è stato: quando la strada ha smesso definitivamente di scendere, Syd e Tony si sono assicurati che mi fossi agganciata a loro e poi viaaaa!!! E c’era anche Beppe!! Che bello potersi aiutare a vicenda e pedalare assieme ai propri compagni di squadra! Purtroppo a  me non capite così spesso…. Syd si è messo a tirare, poi ha ceduto il passo a Tony; quindi si sono alternati anche con altri ciclisti che si erano aggregati, tra cui “quello della toilette”. Io non mi sentivo affaticata: non avevo il fiatone e le gambe non bruciavano; eppure stavamo filando via spediti. Dovevo solo fare attenzione a non lasciarmi staccare in prossimità di punti di discontinuità della strada, come rotonde, curve o cavalcavia. Ed ecco, ad una delle prime rotonde, ho visto la distanza tra la mia ruota e quella di Tony aumentare progressivamente, ma una volta ripreso il rettilineo ho cercato con tutte le mie forze di recuperare velocemente terreno…”Dai che li riprendi, ecco che ci sei, l’ultimo colpo energico….agganciati di nuovo! Pfiiuff!”. Fino all’ingresso di Mondovì siamo sfrecciati tutti assieme, ordinatamente, uno dietro l’altro…ultimo km…ultima curva a sinistra….distaccata…ma ormai che importava eravamo alla fine.., ultima rotonda…ancora più lontana da Tony….ma pazienza, l’importante era arrivare…ultimi 500 m….ho provato a velocizzare un pochino superando un ciclista, così per una piccola soddisfazione personale di sorpassare qualcuno sul traguardo….beeeeeep! Il cinguettio del chip ha messo fine a questa quinta tappa della Coppa Piemonte.

In prossimità del ristoro ho ritrovato Tony, ci hanno raggiunto Syd e Beppe, ci siamo stretti la mano l’un con l’altro, ringraziandoci e congratulandoci a vicenda (anche “il ciclista delle toilette” mi ha sci ha tenuto a stringerci la mano e a salutarci); abbiamo incontrato Cecco, Gae, Marco…altri, come Daniele, Dolce, Giacky erano arrivati “da mo’” e si erano già cambiati; la cosa strana era che non avevo visto ancora Luca, il Grillo. E ho pensato anche a Manu, augurandomi che stesse bene e che riuscisse a portare a termine il percorso. Dopo essermi sbafata non so quanti chili di fragole (mmmmmmhhh, bbbbuoneeeee) e bevuta litri di acqua e sali minerali, con Tony siamo andati alla ricerca di Ivano per recuperare le chiavi dell’ammiraglia e cambiarci. Ivo mi sembrava stesse meglio rispetto al mattino, ma comunque ha confermato che non era  ancora a posto e quindi che aveva fatto bene a non pedalare. Saggia decisione.

E mentre con Tony commentavamo il percorso, e il Presidente mi “insultava amichevolmente” lamentandosi che in salita ero stata implacabile, mentre ci domandavamo a che punto fosse Manu,  ci siamo cambiati con tutta calma e nel frattempo abbiamo visto avvicinarsi alla macchina il Palombo. Nel frattempo gli è squillato il cellulare (la cui suoneria penso si sia sentita anche a Torino!!) e l’ho visto armeggiare per recuperarlo dalla tasca della maglia, poi ha trabiccolato per cercare di rispondere….ehhhhhhhh  “Attento Palumboooooooo!!!” …TONF!  “Pronto mamma, mi hai fatto cadere!”.  Avessi avuto una telecamera in quel momento, avrei poi mandato il video a Paperissima! Il Palumbo, nel tentativo di rispondere al telefono e contemporaneamente di frenare per fermarsi e scendere dalla bici (troppe cose nello stesso momento!!!), aveva perso l’equilibrio, era caduto come un salame su un lato, a meno di mezzo metro dalla macchina, ma non si è rialzato subito: è rimasto “comodamente” sdraiato, con la bici sopra di lui, un gomito appoggiato a terra come poggiatesta, e ha richiamato la mamma, visto che nella caduta la telefonata era andata persa. Dopo aver quasi rimproverato (bonariamente) la mamma per aver provocato la caduta (santa donna!!!), dopo averla rassicurato che aveva terminato la gara e che si stava apprestando a cambiarsi, con comodo il Palumbo si è tolto di dosso la bici, si è rialzato e ha salutato me e Tony. Mitttttticooooooo!!!!

Le risate per la comica scenetta che ha visto protagonista l’unico esemplare di Palumbo esistente in natura, purtroppo sono state interrotte dalla telefonata di Manu a Tony: era arrivata, ma non stava bene. Tony si è precipitato al traguardo per andare a prenderla, mentre io e Antonio (il vero nome del Palumbo) siamo rimasti alla macchina in loro attesa. Ma ci stavano mettendo troppo tempo..chissà cos’era successo. Proprio quando io e il Palumbo avevamo deciso di andare loro incontro, è arrivata la telefonata di Cecco, il quale aveva visto Tony e Manu e ci ha informati che purtroppo la nostra Trinity faceva fatica a respirare e si trovava presso l’infermeria, dove le stavano inalando ossigeno. Ohhhh noooo!!! Come mi dispiaceva. Soprattutto conoscendo Manu, oltre a non star bene fisicamente, sicuramente si sentiva malissimo per non aver potuto realizzare ancora una buona prestazione ciclistica; soprattutto visto che in settimana non aveva avuto particolari problemi. Ma Manu, nelle tue condizioni io probabilmente avrei chiesto l’intervento dell’assistenza medica già durante il percorso, probabilmente non l’avrei portato a termine; tu, invece, sei arrivata fino alla fine con le tue gambette, piuttosto strisciando, ma non hai mollato.

Io e il Palumbo ci siamo precipitati al traguardo e nel frattempo ci siamo imbattuti nel Grillo, che era arrivato da non molto…che strano …avrà avuto dei problemi: aveva sbagliato percorso….aveva fatto il lungo!!! Non ci siamo soffermati tanto, perché volevamo accertarci delle condizioni di Manu. Poco dopo l’abbiamo incontrata con Tony, mentre stavano andando verso la macchina: era davvero provata. Quando mi dispiaceva. Abbiamo lasciato il Presidente e Manu da soli e nel frattempo ci siamo diretti con Ivo verso il Pasta Party, ma quando siamo arrivati sul luogo e abbiamo constatato la lunga coda, abbiamo desistito e abbiamo deciso di raggiungere l’ammiraglia. Viste anche le condizioni di Manu, forse era meglio partire il prima possibile, fermandoci a rifocillarci al primo Autogrill. E così abbiamo fatto: una volta tutti pronti ci siamo “imbarcati” sull’ammiraglia e siamo usciti da Mondovì, dandoci appuntamento con il Grillo e Beppe all’Autogrill appena dopo Marene per pranzare tutti assieme. Peccato per la brutta avventura di Manu, una brutta nuvola nera , in una giornata ciclistica complessivamente limpida, positiva per la squadra. Anche il tempo era stato clemente, dispensandoci dalla pioggia, permettendoci di pedalare all’asciutto e con temperature ottimali. Adesso la nostra Manu deve capire cosa la far star male, mentre noi tutti dobbiamo proiettarci verso la prossima sfida: la sesta tappa della Coppa Piemonte, tutta in salita:

la Gran Fondo di St. Vincent, il 14 giugno…manca poco ragazzi, allenatevi, allenatevi, allenatevi!!!

 

Dal vostro Ibex è tutto!!

Ciauuuu

Ste

Redattore: Silvio Andrighetti Formaggini


 
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