
G.F. BRA BRA
3 Maggio 2009
Ciao a tutti numerosissimi compagni di squadra e benvenuti ai tanti nuovi arrivati. Ho visto tante facce nuove ieri alla Bra Bra e scusatemi se ancora non so i vostri nomi e se probabilmente ancora per un po’ vi riconoscerò solo se vi vedrò in divisa ciclistica!!
Ieri si è tenuta la terza tappa della Coppa Piemonte, che per la sottoscritta era solo la prima e tra l’altro la quarta uscita in bici della stagione. Eh già, quest’anno, per cause di forza maggiore, sto battendo tutti i miei record in quanto ad assenze sia agli appuntamenti delle gran fondo, sia a quelli degli allenamenti di squadra. E di questo mi dispiace, perché assisto con piacere al crescere della squadra, ma non riesco ad esserne tanto partecipe. Ma la stagione è ancora lunga….
Finalmente ieri il sole, il caldo e splendente sole. Non se ne poteva più di pioggia, di grigiume, di freddo e umidità autunnali. Siamo a maggio: il sole deve splendere alto nel cielo blu, i prati devono essere verdi, gli alberi in fiore, i profumi intensi, i colori sgargianti. E ieri siamo stati accontentati. Però, proprio a causa dell’abbondante pioggia che ha reso impraticabili alcune strade, gli organizzatori della manifestazione si sono visti costretti a modificare il percorso…togliendo salite e aggiungendo pianure! Proprio il tipo di percorso che piace a me!!! Uffa! Avrei preferito percorrere due volte la stessa salita, piuttosto che dovermi affannare in pianura, ma non c’erano molte alternative, ormai tutto era già stato deciso.
Fortunatamente Bra è vicina, per cui la sveglia non è stata tanto traumatica. Alle 6.40 il Palumbo mi ha raccattata davanti al negozio di Tony e poi ci siamo incontrati alle 7.15 davanti a casa del Presidente. Ivano, con la faccia ancora mezza addormentata, era già pronto con il furgone, per cui la mia bici quella del Palumbo sono state subito caricate; dovevano ancora farsi vedere il Presidente e Manu, ma non si sono fatti attendere più di tanto. Dopo pochi minuti è spuntata Manu; quindi la vivacissima Luna è comparsa dal vialetto ed è balzata sul furgone; dietro di lei, con meno brio ed entusiasmo, per essere stato bruscamente strappato dalle dolcie e calde braccia di Morfeo, ecco anche il Presidente.
Eravamo al completo e potevamo quindi metterci in viaggio, alla volta del solito Autogrill di Nichelino, dove abbiamo incontrato Walter e la sua graziosissima mogliettina, la quale non aveva resistito ai morsi della fame e stava già azzannando la sua colazione. Una volta svegliatici definitivamente con il caffè (chi più chi meno) e rifocillatici con brioche, muffins e tortine varie, di nuovo sul furgone diretti verso Bra. In nemmeno un’oretta eravamo già nei pressi della piazza centrale, dove come di consuetudine erano previsti la partenza e l’arrivo della gara. C’era già un certo formicolare di macchine e bici, caschetti colorati, maglie variopinte, ma la situazione era ancora tutto sommato tranquilla, tanto che abbiamo trovato parcheggio proprio nella piazza, a pochissimi metri dalla partenza e vicini anche al ritrovo per il ritiro pacchi gara, nonché al luogo dove si sarebbe tenuto il pasta party. Insomma un posto proprio strategico! Essendo ancora molto presto (solo le 8.30) siamo andati con calma a ritirare pettorali e pacchi gara, per poi iniziare il solito rito della vestizione, effettuare le immancabili soste alle toilette dei bar e per ingurgitare ancora qualcosina di commestibile prima delle fatiche che ci stavano attendendo.
Non ho avuto alcun dubbio sulla tenuta: divisa estiva, senza nemmeno i manicotti e tanta crema solare, generosamente prestatami da Manu. A proposito di Manu, purtroppo non era in gran forma, dopo una settimana di bronchite, febbre, dissenteria e per giunta in pieno ciclo….ma perché a noi donne tocca patire così??!!! Nonostante tutto, il dubbio di non partire non l’ha minimamente sfiorata. Che grande! Mentre ci vestivamo abbiamo incontrato anche gli altri compagni di squadra: chi era già arrivato prima di noi come Giacomino, il Grillo, Beppe, chi appena dopo o contemporaneamente a noi, come Cecco, Dolce, Gae, Marco, Daniele; sapevo che altri compagni erano iscritti (eravamo più di una ventina, per la precisione 26) ma non sono riuscita a vedere tutti prima della partenza. Ad es. Syd l’ho incontrato solo in gara; mentre ho appreso che Michele era stato abbattuto dalla febbre! Quanto mi è spiaciuto, ma ti rifarai alla prossima tappa, Micky, non ti preoccupare.
Alle 9.20 avevo già preso posizione in griglia insieme al Presidente; pensavo di trovare anche Manu, ma non era ancora entrata, si stava riscaldando un pochino….però ci stava mettendo un po’ troppo.. Tony ha pensato bene di andarla a cercare e dopo poco li ho visti entrambi entrare in griglia e posizionarsi vicino a me. Manu aveva avuto un piccolo inconveniente con la catena. Cose che capitano, che però proprio prima della partenza ti fanno veramente innervosire, perché poi ti prende l’ansia che non ce la fai a rimediare, che non riesci più a partire. Io mi sentivo stranamente agitata...avevo il cuore che accelerava i battiti man mano che ci avvicinavamo all’ora della partenza. Forse perché era la prima gara a distanza di due mesi (la prima e l’ultima della stagione per me è stata Loano,l’8 marzo) e non ero più abituata al trambusto delle griglie? Forse perché mi metteva ansia il fatto di dover stare attenta alla marea di ciclisti che mi avrebbe superato una volta dato il via? Forse perché il percorso modificato non si confaceva tanto alle mie caratteristiche e ai miei gusti? Forse perché era solo la quarta volta della stagione che inforcavo la bici e quindi non mi sentivo sufficientemente preparata? Con tutti questi punti interrogativi in testa, con qualche scambio di battute con Tony e Manu e i vicini, siamo arrivati all’ora fatidica.
Lo speaker stava già facendo il conto alla rovescia….mi dovevo preparare, essere pronta a scattare, provare a tenere la ruota di Tony, fare attenzione ai ciclisti all’arrembaggio dalle griglie dietro…TRE, DUE, UNO, VIA!!! Le mani salde sul manubrio, un piede ancora a terra, l’altro agganciato, il cinguettare del chip, entrambi i piedi sui pedali, il clack del cambio, le gambe che iniziavano a girare. Ero partita! Devo dire che non ho patito l’inizio come altre volte; riuscivo a mantenere la mia traiettoria, a tenere la concentrazione per intravedere degli spazi e infilarmici, a spostarmi leggermente quando qualcuno mi urlava “destra” o “sinistra” senza però lasciarmi intimorire e per un pochino sono riuscita a stare anche vicina a Tony e Manu. Ma tra un rallentamento per rotonde e macchine, tra gli scatti per recuperare terreno e i numerosi ciclisti che stavano sopraggiungendo, inevitabilmente, come al solito, li ho persi. E nel frattempo anche i compagni di squadra partiti dietro mi stavano raggiungendo, salutando, superando, come sempre. Però ero decisa a non rimanere isolata: mi aspettavano 20 km circa pianeggianti prima della salita e non avevo assolutamente voglia di farmeli da sola. E in una sorta di danza mi spostavo da una ruota all’altra; quando una mi sfuggiva, subito ne cercavo un’altra da agganciare; e quando questa si spostava, ecco che ne arrivava un’altra; e se quest’ultima era troppo lenta, piccolo balzo in avanti per arrivare alla ruota appena davanti…e così via fino a che non ho ritrovato Manu e Tony.
Però anziché essere contenta di averli ripresi, mi sono un pochino preoccupata: era un chiaro segnale che Manu non stava bene, perché di solito lei schizza via; è molto più scafata di me in partenza. Ma era in compagnia di Tony, che si stava prendendo cura di lei, quindi ho pensato di andare avanti, anche perché poco oltre avevo intravisto Beppe e volevo provare a raggiungerlo per mettermi a ruota. E così, ballonzolando da una ruota all’altra, i 20 km pianeggianti tanto temuti sono volati sotto le ruote e finalmente ho sentito la strada inclinarsi, ho sentito i ciclisti davanti a me cambiare rapporto, li ho visti sollevarsi sui pedali…si….finalmente salita!! Vabbeh, dai, una salitella agile, non troppo pendente, però lunghetta e soprattutto sotto il sole che già scottava. Ed infatti non ho recuperato un granchè di posizioni, ma qualche compagno di squadra l’ho raggiunto e stavolta è stato il mio turno di salutarli: Beppe, Cecco, Syd, Marco. Il mio piccolo breve “momento di gloria”; sapevo che una volta in cima mi aspettava il famoso “costone” pianeggiante e avrei dovuto disperatamente cercare nuovamente l’appiglio di altre ruote .
Ma intanto mi stavo godendo il caldo sole, mi lasciavo accarezzare le guance sudate dalla leggera brezza che diventava sempre più presente e costante man mano che si saliva, e perché no, anche il sentirmi dire “guarda come va quella lì in salita”, oppure “ma che ha, un motorino?”. Vabbeh, chi me lo diceva andava proprio piano piano, però il mio ego intimamente gongolava ogni volta che riuscivo a mettere la mia ruota davanti a quella di un altro ciclista, che magari poco prima in pianura mi era sfrecciato davanti a velocità pazzesca. Quando sembrava che non ci fosse più alcuna collina da scalare, sono iniziati una serie di su e giù, di mangia e bevi, si rapide e spinte discese, subito seguite da micidiali strappetti in salita. Volevo cercare di rimanere vicino a dei gruppi, per arrivare preparata alla “pianura in quota”. Nemmeno il ristoro mi ha distratto: avevo ancora la borraccia semipiena, una barretta in tasca, stavo bene così. Quando la strada ha smesso definitivamente di salire e la bici è tornata in piano, ero già in coda ad un bel gruppetto che ha cominciato ad allungare il passo e a sfrecciare veloce; non dovevo assolutamente rimanere indietro. Sono riuscita a tenere il passo, anche in prossimità di piccoli strattoni in pendenza e improvvisi avvallamenti, ma con quanta fatica! E il gruppetto cui mi ero unita non mi rendeva l’impresa facile, tutt’altro. Non appena riuscivo a stabilire un minimo di equilibrio tra andatura veloce, distanza con la ruota davanti e battito cardiaco, ecco che qualcuno lo rompeva affiancandomi a destra nel tentativo di rubarmi la ruota; oppure il ciclista davanti a me si spostava a sinistra per seguire il compagno davanti… quanta fatica e quanta concentrazione per poter recepire ogni minimo cambiamento di andatura e traiettoria e adattarvisi.
Che pacchia quelle (poche) volte in cui sono riuscita a fare gruppo in pianura con i miei compagni di squadra durante le uscite di allenamento: loro mi coccolavano, mi tenevano sempre al coperto, si assicuravano che fossi a ruota, se per caso mi staccavo qualcuno mi veniva a riprendere. In gara non è così frequente trovare dei bei gruppi, almeno per me femminuccia: mi lasciano quasi sempre al fondo, immagino perché pensano che potrei creare dei buchi; oppure cercano di affiancarmi per rubarmi la ruota davanti o ancora peggio, mi fanno stare davanti!!!
Fortunatamente anche questo lungo tratto pianeggiante mi è volato via sotto le ruote. Ovviamente le mie sensazioni di “velocità” sono mooolto relative alla mia andatura da lumaca in pianura: da sola non riesco a superare i 35 km/h, in gruppo filavo ben oltre i 40.
Andando così veloce purtroppo non ho potuto godermi il panorama, che da lassù è splendido, vista anche la bella giornata. Ma non potevo assolutamente distrarmi e perdere la concentrazione. Il segnale di “Attenzione! Discesa pericolosa” ha messo definitivamente fine alla pianura. E adesso in discesa avrei perso un sacco di posizioni; il fatto è che non potevo permettermi di rimanere da sola, perché poi mi attendeva nuovamente pianura prima della seconda e ultima salita. Per cui mi sono fatta un pochino più di coraggio, ho cercato di rimanere accodata ad un po’ di ciclisti anche in discesa, osservando bene le loro traiettorie e sforzandomi di seguirle, di piegarmi, di non frenare troppo, di rallentare ai tornanti. Che discesona lunga, che frescura, come mi sentivo leggera e anche un pochino più sicura del mio solito!
|
Sicuramente ho perso posizioni, ma è andata meno peggio di tante altre volte e soprattutto quando la bici è tornata in piano non ero sola; potevo nuovamente accodarmi a qualcuno e sfruttarne la scia. Meno male, perché il caldo e un barlume di stanchezza stavano cominciando a farsi sentire, per cui l’idea di arrancare in piano da sola, esposta all’aria, mi terrorizzava. Ma ancora una volta il gruppo con cui stavo non mi ha trattata particolarmente bene: faticavo a mantenere la posizione, venivo spesso superata a tradimento oppure spinta via lateralmente; mi hanno persino fatto andare davanti..per carità io non mi sono tirata indietro, ho cercato di tenere l’andatura, ma inevitabilmente ho cominciato a rallentare vinta dall’attrito dell’aria invisibile eppure così forte. E quando i ciclisti dietro di me si sono resi conto del calo di velocità….mi hanno superata allungando e mettendosi in scia ad un altro gruppetto che era sopraggiunto da dietro e che andava decisamente più veloce. “Eh che cavolo, non mi potete lasciare così!” , per cui ho spinto più che potevo sui pedali per recuperare velocità e prendere quel nuovo treno! Dopo un po’ una mano amica si è posata sulla mia schiena e mi ha spinto leggermente in avanti: ho riconosciuto prima le maglie di due CD Road Runners, uno dei quali era Syd…mentre dell’altro ragazzo non conosco il nome. E con loro nel gruppo, soprattutto con Syd che mi stimolava a non mollare e a rimanere a ruota, siamo arrivati all’attacco della seconda salita, con mio immenso sollievo. Di nuovo il clack della catena che scalava sulle ruote dentate, di nuovo la ruota davanti che si inclinava!! Penso di essere una delle poche pazze che si illumina d’immenso quando vede davanti a sé la strada che sale, sale, sale e si perde nelle nuvole e che invece inorridisce quando la strada è talmente piatta che non si vede nemmeno un dosso.
Questa seconda salita era un pochino più impegnativa, ma non esageratamente pendente; però faceva veramente caldo e quindi non me la sono sentita di spingere tantissimo. Ho cercato di affrontarla in modo regolare, senza sbalzi di andatura e di cadenza, purtuttavia ho mantenuto un buon ritmo. Avrei voluto rimanere con Syd, ma contemporaneamente non volevo perdere troppo terreno, perchè sapevo che una volta scollinato avrei dovuto impegnarmi a fondo per non rimanere troppo indietro in discesa, in modo da non percorrere da sola i 10 km finali. Tanto sicuramente Syd mi avrebbe ripresa abbondantemente in discesa. Durante la salita ho incrociato anche le ruote di Barbieri, che stava borbottando di essere in preda ai crampi. Posso essere un pochino tagliente e perfida? Nessuno mi risponde…chi tace acconsente….vado: chissà perché ogni volta che supero qualche ometto in salita o è in preda ai crampi, oppure non ha abbastanza km nelle gambe, oppure ha avuto l’influenza o lo sguaraus…Ma non prendertela Giorgio, la mia è una considerazione generale, capitata a fagiuolo a questo punto del resoconto, non è rivolta a te personalmente… ho visto effettivamente la sofferenza sul tuo volto, quindi sicuramente stavi patendo. Pedala che ti pedala, sono arrivata a percorrere gli ultimi metri per conquistarmi il GPM, che però ribattezzerei GPC (Gran Premio della Collina), perché proprio parlare di montagne nella zona delle Langhe e del Roero….Non per dire che la salita era facile, ma la montagna vera è un’altra cosa. E in cima c’era un gruppetto di spettatori a rassicurarci che la salita era finita e che anche la gara stava volgendo al termine. In effetti ho intravisto anche un cartello che annunciava “20 km all’Arrivo”. E vai! Ho guardato l’orologio e mi sono piacevolmente stupita: cavoli, forse sarei riuscita a rimanere sotto le tre ore, considerando che avevo ancora una bella discesona e poi l’ultimo tratto prevalentemente pianeggiante.
Era nuovamente essenziale non rimanere da sola, quindi ho raccolto tutta la concentrazione possibile e anche un pochino di coraggio per non frenare troppo in discesa.
Quando la strada ha smesso di scendere ed è diventata nuovamente pianeggiante non ho perso tempo e mi sono messa all’inseguimento di un gruppettino di ciclisti poco davanti a me, cercando di spingere quanto più potevo sui pedali…eccola, la ruota che si avvicinava, ancora qualche metro….agganciata!!! E via di nuovo di veloci, anche se faticavo a tenere il ritmo, ma l’idea che ero ormai praticamente alla fine mi dava nuove energie; quando poi con la coda dell’occhio ho intravisto il cartello dei “10 km all’arrivo” ho impresso un millijoule di energia in più sulle gambe, ma soprattutto ho cercato di non perdere la concentrazione. Infatti quando sono quasi arrivata al termine di una gara da una parte mi vien voglia di spingere di più perché tanto so che dopo poco potrò finalmente fermarmi e riposare; dall’altra mi scatta il ragionamento opposto: “Vabbeh ormai manca poco, perché spremermi ancora come un limone, ormai ci sono.. Tanto, per conquistarmi l’n-centesimo posto in classifica anziché il l’n+1-centesimo cosa mi cambia?”.
Presa da questi pensieri, purtroppo mi sono resa conto che la pianura non era proprio tutta pianura: ogni tanto qualche dosso, qualche piccolo tratto in falsopiano, alcune rotonde, tutte varianti che mi costringevano a rompere il ritmo; in più la stanchezza cominciava decisamente a dare segni tangibili. Ed infatti mi sono ritrovata sola. Ma il cartello segnava 5 km all’arrivo…”Dai, dai non mollare!” mi ripetevo, cercando di dare un ritmo più sostenuto alla pedalata. Poi un ciclista mi ha superata: non potevo farmelo sfuggire assolutamente….peccato che lui ha cominciato a zigzagare per evitare che mi mettessi in scia! Che bastardo! Ma non l’ho insultato, anzi ho fatto finta di interpretare il suo orribile comportamento come se in realtà si stesse preoccupando che io rimanessi a ruota. Quindi gli ho detto “Non ti preoccupare per me…non ti girare per vedere se ti sto dietro..vai pure!” Si sarà sentito un pochino bastardo? Non lo so, secondo me non ne aveva più…però ci siamo alternati nella conduzione fino a circa 2 km all’arrivo…o erano 3 km? O 4 km? Non capivo più niente: la segnaletica del kilometraggio era confusa, oppure io ero totalmente fusa? Prima segnalava “3 km all’arrivo”, quindi mi aspettavo che il cartello successivo dicesse “2 km all’arrivo”, invece erano di nuovo 4…avevo le traveggole? Vedevo miraggi? Dovevo essere veramente stanca per non riuscire più a leggere i numeri! Per fortuna altri ciclisti che nel frattempo si erano aggregati, mi hanno confortato commentando che la segnaletica era sbagliata! Non ero ancora impazzita allora! Comunque mancava veramente poco, perché eravamo ormai in Bra, la piazza principale era vicina, 1 km all’arrivo..”Sarà vero? O in realtà sono 2?” No, stavolta era vero, riconoscevo le strade, la presenza della polizia municipale per controllare il traffico si stava intensificando, intravedevo le transenne che delimitavano il tratto finale . A differenza dell’anno scorso gli ultimi metri non erano in salita, quindi ho caricato ancora di più sui pedali, arrivando sparata (sempre relativamente alle mie possibilità e prestazioni) sotto l’arco gonfiabile che indicava definitivamente la fine della gara! Arrivo! Stop! Alt! FINE!
Velocemente ho rallentato (da notare l’ossimoro, ndr), fino a fermarmi definitivamente. E tra la folla dei ciclisti che erano già giunti al traguardo (chi appena prima di me, chi mooooolto prima di me) ho cominciato a distinguere i miei compagni, con le inconfondibili maglie: Dolce, Gae, Marco, Giorgio, Ivo e altri nuovi; sicuramente Jacky e il Grillo erano arrivati “da mò” e si erano anche già cambiati. Ivo mi è sembrato un pochino sorpreso di vedermi già lì…anch’io in realtà mi sono piacevolmente stupita della mia prestazione: 2 ore e 51 minuti, segnava il cardio! Vista tutta la pianura che c’era e il mio scarsissimo allenamento su strada, avevo preventivato di impiegarci sicuramente più di 3 ore! “Pat Pat”: mi sono data da sola una pacca sulla spalla virtuale…ma il mio intimo e personale momento di gloria è durato molto poco, non appena mi sono resa conto di quante ragazze erano già arrivate prima di me. SOB!
Mentre mi dirigevo verso la macchina ho incontrato Beppe e Syd al ristoro idrico e infine ho raggiunto Ivo alla macchina per rinfrescarmi un pochino e parcheggiare la bici.
La gara era finita, ma la giornata a Bra non ancora. Non avevo ancora visto Manu e Tony: chissà se avevano avuto problemi. La mia domanda ha trovato subito risposta di lì a pochi secondi, quando ho visto arrivare Manu in lacrime! Era arrabbiata perché non si era sentita per niente bene, era andata in crisi, era dispiaciuta perché Tony le era rimasto a fianco, compromettendo il suo risultato. Certo, il tracciato di Bra era sicuramente adattissimo alle caratteristiche di Manu, avrebbe potuto veramente ottenere un’ottima posizione nella classifica di categoria, ma era partita in condizioni fisiche pessime ed il caldo certo non aveva contribuito a migliorare la situazione. Per me era già grande per il fatto che aveva portato a termine la gara e in un tempo più che rispettabile (io se l’avessi fatta da sola ci avrei impiegato sicuramente di più!). E per il fatto che Tony ha scelto di stare accanto a Manu anziché scalare la classifica, grande Presidente, ma non penso sia stato un enorme sacrificio per lui! Quindi Trinity, asciugati le lacrime e invece di arrabbiarti per la prestazione di Bra, pensa a riscattarti con la prossima tappa ad Acqui Terme!
Nel mentre io e Manu ci siamo girate tutta la ridente cittadina di Bra alla disperata ricerca delle docce femminili (che dopo una buona mezz’ora e più di vagabondaggio abbiamo scoperto essere a pochi metri dalla macchina!!!), i compagni di squadra si erano radunati al pasta party, dove li abbiamo raggiunti per rifocillarci, goderci assieme il meritato relax e scambiarci commenti e battute sulla gara appena conclusa. Abbiamo terminato il lauto pasto con un fresco ed energizzante caffè shakerato offerto dal generosissimo Palumbo e poi ci siamo disposti ad aspettare l’inizio delle premiazioni.
Giacomino era sicuramente tra i premiati di categoria, ma aveva ottenuto anche un grandissimo risultato assoluto piazzandosi ventitreesimo assoluto (tutti i dettagli sulle performance dei CD Road Runners li trovate pubblicati sul sito); inoltre sicuramente avevamo racimolato un piazzamento come società, avendo partecipato veramente in massa all’evento. Durante l’attesa Manu mi ha esortata ad accompagnarla a consultare la classifica per vedere come ci eravamo piazzate e se per caso io avessi ottenuto un piazzamento nella classifica di categoria…“Inguaribile ottimista..per gli altri”, ho pensato. Ho cominciato a scorrere su e giù la classifica, cercando di individuare, in base ai tempi di arrivo, il punto dove con maggior probabilità avrei potuto trovare il mio nome…ma niente, non lo vedevo. Che strano..eppure il chip l’avevo indossato alla caviglia (non me l’ero ancora tolto!) e l’avevo anche sentito suonare quando passavo sui tappetini. Pazienza. Mi spiaceva solo che così non potevo apportare punti alla squadra. Ma Manu non si è arresa e ha chiamato Tony; insieme siamo andati a chiedere spiegazioni ad una signora dell’organizzazione che stava già predisponendo per iniziare le premiazioni, la quale “moooolto gentilmente” ci ha fatto notare che le classifiche erano state affisse da ore e non potevamo ridurci all’ultimo minuto per segnalare delle anomalie. Mrs Simpatia aveva ragione; nonostante ciò Tony non si è arreso, e siamo andati insieme dai tecnici della Winningtime, eeet voilà…problema risolto: il chip non era stato associato al mio nome! Velocissimamente hanno aggiornato la classifica e hanno consegnato a Mrs Simpatia il nuovo foglio per le premiazioni di categoria…questo significava che forse qualcosina avevo guadagnato come posizione. Chissà come mi ero piazzata? A questo punto ero curiosa, oltre che intimamente e segretamente contenta e soddisfatta del piccolo risultato ottenuto, qualunque esso fosse stato; ed ero anche sinceramente grata per la determinazione di Manu e del Presidente nel voler risolvere l’anomalia. Comunque non sono stata l’unica della squadra ad avere simili problemi! Ahi ahi ahi Winningtime!
La premiazione è stata eterna: vincitori assoluti del medio e del corto, uomini e donne; premiati di categoria uomini (ma quante ce ne sono??? infinte!) e donne del percorso medio; leader di categoria del medio; leader di categoria del lungo; premiati di categoria uomini (sempre infinite) e donne del percorso lungo; premiati delle 3 categorie del “Lui e Lei”, premiati delle società più numerose…..e poi ce n’erano ancora e ancora e ancora, ma noi abbiamo resistito fino alla premiazione delle società! Riassumendo ecco i nostri premiati:
- decimo posto come società più numerosa (grandiiiiiiiiii!!!!!)
- ottavo posto di categoria di Giacomino (mitico!!!)
- quinto posto di categoria della sottoscritta (“Pat, Pat”), riconosciuto e premiato grazie alla generosa Trinity e all’efficientissimo Presidente.
Ma un applauso va a tutti quanti i compagni di squadra che hanno condiviso la bellissima giornata ciclistica e anche a chi avrebbe voluto partecipare, ma è stato costretto a starsene a letto delirante per la febbre.
Come di consueto al termine del resoconto, vi do appuntamento alla quarta tappa della Coppa Piemonte, che è una novità di quest’anno: la Gran Fondo dell’Acquese!
Mi raccomando ragazzi, MASSIMA PUNTUALITA’!
Ciao a tutti!
Ibex
P.S. Proprio ora ho coniato il mio nuovo nickname: Ibex, dall’inglese STAMBECCO!!!!
|